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Saluto al Dalai Lama
del Presidente della Regione Emilia Romagna, Dott. Vasco Errani


Un momento del discorso del Dott. Vasco Errani
(foto: Giacomo Barazzoni)

Santità: Le rivolgo il saluto di benvenuto a nome della Regione e delle istituzioni dell’Emilia Romagna.

É di grande significato che qui, dove all’inizio del secondo millennio, la saggia Matilde di Canossa riuscì a fare incontrare il Papa di Roma Gregorio VII e l’Imperatore Enrico IV, ponendo le basi per un percorso di pace che segnò il futuro dell’Europa intera, oggi, nell’immediata vigilia del nuovo millennio, Sua Santità il Dalai Lama onori questa terra e la nostra Regione, alla quale Ella giunge, con un messaggio di pace altrettanto strategico e vitale per il nostro futuro.

Santità: la Sua visita in Italia, la Sua presenza qui, con noi, oggi, ci fa riflettere sul fatto che quest’anno ricorrono i 40 anni del Suo esilio dal Tibet; sono un’intera vita spesa per riaffermare i diritti di un popolo di vivere in pace, secondo le proprie tradizioni religiose, storiche e culturali.

Come dice la motivazione del Premio Nobel per la Pace che Le è stato attribuito nel 1989, la vostra battaglia per la liberazione del Tibet si è coerentemente opposta all’uso della violenza, perseguendo soluzioni pacifiche, basate sulla tolleranza ed il reciproco rispetto, portando avanti proposte lungimiranti per la soluzione dei conflitti internazionali, delle questioni dei diritti umani e dei problemi della salvaguardia ambientale".

La Sua presenza e il Suo impegno per la pace attraverso la non violenza fa sì che oggi, per tutti noi, la soluzione della diaspora del popolo del Tibet abbia assunto il significato di un sogno che si fa storia. Il Tibet deve diventare una zona di pace che parla a tutto il mondo, che parla all’Asia, che parla ad un terzo della popolazione del mondo, capace di migliorare le relazioni fra grandi paesi come l’India e la Cina, nei quali vivono miliardi di donne e di uomini alle prese con i problemi più pressanti dello sviluppo. Questo concetto Lei lo ha espresso e ribadito anche nelle dichiarazioni di questi giorni, ed io credo che esso contenga in sé una grande verità per tutti, compresi noi europei che, con la fine della guerra fredda, a dieci anni dalla caduta del muro di Berlino, dobbiamo fronteggiare l’esplodere di conflitti locali che da un lato possono allargarsi e, dall’altro - anche se restano limitati - provocano una permanente instabilità a fronte della necessità di impegnare risorse ed energie per lo sviluppo sociale, economico e culturale delle zone coinvolte. Il messaggio e l’esempio di pace che ci portate, non ci lascia indifferenti, appunto perché l’affermazione più volte ribadita che il sentiero della non violenza deve rimanere una questione di principio, da punto di forza per il riscatto del popolo tibetano può diventare il nuovo principio regolatore dei conflitti nel mondo. É il vero antidoto universale delle pulsioni di guerra che ancora travagliano il paese.

Sono di grande importanza, le Sue dichiarazioni riguardo alla richiesta di una vera autonomia, tenendo conto anche dei 17 punti dell'accordo di pace del 1951 tra il Governo cinese e quello tibetano. Sono queste dichiarazioni che costituiscono un’apertura generosa e positiva che noi, il nostro Governo nazionale e tutti gli Stati democratici condividono e che ci auguriamo non potrà che accelerare la ripresa del dialogo con il Governo cinese per affermare finalmente il giusto diritto del popolo tibetano.

La Cina deve cessare le persecuzioni del popolo tibetano e ascoltare l’appello di pace e libertà che cresce in tutto il mondo. Il vostro sguardo rivolto al futuro ci apre il cuore di speranza e rafforza il vostro e il nostro impegno al vostro fianco. Così come ha fatto il Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna, così come hanno fatto i 23 Comuni che hanno inteso conferirLe la Cittadinanza Onoraria. Da questo punto di vista, desidero sottolineare che l’opera più che decennale di Stefano Dallari - e di tutti coloro che con lui, con splendido slancio ideale e un lavoro strenuo hanno realizzato il sogno della "Casa del Tibet" di Votigno di Canossa e del Museo - rappresenta un esempio di pace e di dialogo. Ed è un atto di amore e di passione l’auspicio della Società Matildica, delle istituzioni, di poter ospitare a Votigno le delegazioni tibetane e cinesi per una ripresa del dialogo e di trattative preliminari per la soluzione che tutti auspichiamo. Votigno è un luogo dedicato alla pace, aperto, a fianco di tutti coloro che sono seriamente interessati alla pace; una pace vera, non fondata sulla paura e sulla sopraffazione, ma sul rispetto dei diritti umani; una pace che afferma la cultura del dialogo, dell'integrazione, della disponibilità, oltre le opposizioni etniche, religiose ed ideologiche. Ecco perché siamo impegnati al Suo fianco; siamo impegnati perché si affermi - come ha detto il Segretario Generale dell’ONU - una cultura nuova nel terzo millennio, non solo per la protezione dello Stato, ma per la protezione delle persone che vivono nello Stato.

"Una nuova etica del nuovo millennio si deve affermare", come Lei ha scritto nel Suo ultimo libro tradotto in Italia; una nuova etica per una nuova pace deve basarsi su un profondo senso di sicurezza, fondato sulla reciproca comprensione, sulla tolleranza nei confronti del punto di vista degli altri e sul rispetto dei loro diritti; una pace che non può che essere una pace mondiale, poiché viviamo in una realtà sempre più indipendente, nella quale deve nascere una coscienza globale, un nuovo umanesimo.


Il pubblico nel fronte palco e, sullo sfondo, il castello di San Polo d'Enza, sede del Municipio
(foto: Giacomo Barazzoni)

Vale la pena - io credo - approfittare di queste novità per porre le condizioni di nuovi rapporti fra gli Stati, ma anche di nuovi rapporti fra gli Stati e i suoi cittadini. Il Vostro insegnamento rappresenta una risorsa per tutti coloro che vogliono operare per il bene comune, per tutti coloro che hanno coscienza che sempre di più, al giorno d’oggi, la nostra felicità è inestricabilmente legata alla felicità degli altri. É frutto di questa interdipendenza anche l’attenzione che anche da queste terre si è creata alla Vostra causa e l’interesse crescente nell’opinione pubblica mondiale.

Santità: la Sua presenza qui, in una regione da sempre sensibile e impegnata nella lotta per i diritti, in una regione di donne e di uomini operosi che hanno fatto della solidarietà un fondamento della propria coesione sociale - vorrei dire un modo d’essere e di pensare alla vita - la Sua presenza qui costituisce uno stimolo, una grande energia morale per guardare avanti con fiducia, portando avanti con noi, arricchendoli, quei valori comuni contro ogni egoismo, vecchio e nuovo. É il nostro impegno, autentico, come autentico è il nostro desiderio di essere quello che si dice, tra l’altro, nella preghiera alla fine del Suo libro: "Possa io essere, adesso e per sempre, un ponte per coloro che debbono passare un fiume, una lampada per chi è privo di luce".

Oggi, qui, nel salutarLa con l’emozione di chi vive un momento straordinario, Le vogliamo confermare il nostro impegno per essere un ponte verso la nuova convivenza pacifica, per accendere e mantenere accesa la luce e la speranza che il nuovo secolo che ci attende sia diverso e migliore di quello che sta finendo.

Grazie di essere con noi; grazie per essere un esempio luminoso, una grande guida spirituale come lo è per noi e per l’intera umanità. Grazie a tutti voi. Grazie all’impegno di chi ha lavorato per questa straordinaria giornata. Ed ancora saremo impegnati per continuare nella lotta per la pace e la libertà di tutti i popoli.

 

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